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    10/6/2006

    Test

    TEST!!
    RagaZZi!! ProVate A faRe sTò tesT!!.. cOsì pOtRete aVere quAsi lA ceRtezzA cHe aLLe ulTime eLezioni Avete Votato (Se lo aVete fAtto) il pArtiTo piU' cOnsoNo alle Vostre iDee!!

    BhE' io nOn ho aVuto GrossE sorPresE.. dIciaMo cHe sono Un miSCuglio nOn beN prEciSato di pIù PartiTi.. oVVero: RoSa nEl PugNo, ItaLia dei vAloRi, coMunisTi iTaliani, RifondaZioNe ComuniSta e VerDi.... e tuTTi a Pari MeriTo, MaH!!

    InVecE i PArtiTi piU' lontAni dAl mio Punto di VisTa soNo a paRi MeRito Lega NorD e ForZa ItAlia... uNa tReviGaina D.o.C. insoMMa!!

    PrOvaTe: www.voisietequi.it
    6/23/2006

    25/26.06.06 "mi NO voto"!!

    Modifica costituzionale o Piano di Rinascita Democratica?
    Marcello Pamio - 21 giugno 2006

    Il 25 e 26 giugno prossimi, i cittadini della Repubblica italiana sono chiamati a votare SI oppure NO alla modifica della Costituzione.
    Modifica pensata e voluta (ci hanno detto) da 4 saggi della politica. 
    Volete conoscere i nomi degli illuminati (non proprio di Baviera)? Andrea Pastore (Forza Italia), Francesco D'Onofrio (Udc), Roberto Calderoli (Lega) e Domenico Nania (An).
    Questi grandi luminari e statisti, che tutto il mondo c’invidia - soprattutto il Calderoli - si sarebbero riuniti in una baita in Cadore e lì al fresco avrebbero partorito le numerose modifiche della Costituzione.

    E’ bene sapere che la Costituzione italiana è composta da 139 articoli, dei quali i primi 12 riguardano i PRINCIPI FONDAMENTALI della Repubblica, i successivi 42 articoli costituiscono la prima parte dedicata ai DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI. I rimanenti 85 articoli rappresentano la seconda parte della Costituzione e disciplinano l’Ordinamento della Repubblica.
    Proprio la seconda parte verrebbe, più che modificata completamente stravolta, se passasse il SI a fine giugno. Gli articoli che verrebbero cambiati sono 53 su 85, quindi oltre il 60% della seconda parte della Costituzione!!! Ma essendo la prima parte dei PRINCIPI FONDAMENTALI strettamente interconnessa con la seconda, modificando quest’ultima verrebbe di conseguenza modificata anche la prima, quindi anche i DIRITTI DEI CITTADINI.

    In definitiva i 4 saggi, (marionette usate per tale scopo dai poteri economici che come sempre stanno dietro certe importanti decisioni), hanno messo nero su bianco una modifica costituzionale che rientra a tutti gli effetti nel famoso “Piano di Rinascita democratica” (seppur aggiornato) dell’ex maestro venerabile Licio Gelli. Prendete tale programma e costaterete che non sto scherzando. Già alla fine degli anni ‘70 (il programma è stato scoperto nel doppio fondo di una valigia nel 1981) si parlava di Premierato, controllo e separazione delle carriere in magistratura, controllo della stampa (come libertà di stampa siamo a livelli del Terzo mondo), creazione di un club di natura rotariana (che sia per caso Forza Italia?), ecc.

    Tutto già visto, ma non si tratta di un deja-vu, ma della realizzazione politica di un programma ben preciso e conosciuto.
    Noi italiani abbiamo dunque una grossa e doppia responsabilità il 25 e 26 giugno. 
    Primo perché qualche personaggio losco vorrebbe stravolgere la Costituzione (in cui, è giusto dirlo, andrebbero modificati alcuni articoli, ma NON certamente 53 su 85) e secondo non essendoci il quorum, anche se voterà una persona sola, potrà ribaltare la Costituzione mettendo a repentaglio le libertà di tutti. 
    Ricordiamo che qui non si tratta di bandierine o banderuole politiche, non si tratta di presunta destra o presunta sinistra: qui si sta parlando dei nostri sacrosanti e inviolabili diritti.
    Vediamo, a grandi linee, cosa entrerà in vigore se dovesse passare il SI alla modifica della Costituzione:

    Devolution:
    S’intende il passaggio di competenze, soprattutto legislative, dallo Stato alle Regioni. 
    Devolution è un termine che sentiamo nominare sempre più spesso, è di origine anglosassone e significa “delega” ma anche - guarda caso - “degenerazione”. Infatti si tratta proprio della degenerazione sociale ed economica partita dalla riforma dell’articolo V della Costituzione (votata a maggioranza dal governo di centrosinistra). 
    In pratica la sinistra ha passato la palla, cioè preparato il terreno alla destra per il caos totale tra competenze dello Stato e competenze delle Regioni. Oggi la Devolution, tanto voluta dalla Lega Nord, prosegue esattamente lungo quella intricata strada! Apro una parentesi per ricordare che il partito della Lega, per la sua politica liberista radicale, viene usato come strumento di penetrazione per la realizzazione della strategia anglo-americana. Ecco perché la Lega è stata appoggiata dai media che fanno capo alla City di Londra (il miglio quadrato più ricco del mondo, dove hanno la sede le più potenti banche) come Economist e Financial Times; e Wall Street (Wall Street Journal e Time)...(1)

    Con la propaganda cercano di fare credere ai pollastri, che la devoluzione renderà più autonome e indipendenti le regioni. E’ vero esattamente il contrario! Molte competenze (per la precisione tredici) su importantissime materie saranno dello stato centrale (“ la Roma ladrona” di bossiana memoria), e le regioni NON potranno assolutamente concorrere alle decisioni dello Stato centrale! Dove sta allora questa indipendenza?
    Non per niente verrà introdotto anche il concetto di INTERESSE NAZIONALE…

    Per concludere, avete idea di quanto costerà a noi contribuenti questo ridicolo quanto stolto passaggio? Un calcolo fatto da “Il Sole24Ore” (pubblicato il 12 giugno scorso) ha stabilito che la devoluzione provocherà una emorragia di oltre 270 miliardi di euro, di cui 180 miliardi coperti dal nuovo sistema fiscale, e gli altri 90 miliardi dovranno essere trovati da nuove imposte! Cioè oltre 180.000 miliardi di vecchie lire saranno pagati da noi italiani! Non so se mi sono spiegato.

    Con il debito pubblico che continua salire (ha sforato i 1.556 miliardi di euro) dove troveremo gli euri necessari? Provate a indovinare?
    Tutto questo per avere un senato federale composto da 252 senatori che conteranno meno di niente, ma che riceveranno degli ottimi stipendi.

    Primo Ministro:
    Avremo, se passerà il SI, un super Primo Ministro, i cui poteri saranno molto maggiori di quelli che ha avuto all’epoca Benito Mussolini. 
    Con la scusa di voler impedire i ribaltoni di Governo, il Premier non avrà bisogno della fiducia della Camera per insediarsi e il suo mandato non potrà essere revocato dal Presidente della Repubblica, il quale perderà i suoi poteri di garante diventando un semplice gregario. 
    Nel nuovo sistema parlamentare il Primo Ministro potrà imporre la sua volontà e il suo potere, sciogliendo addirittura le Camere, e i Ministri saranno tutti suoi semplici dipendenti.

    Se da una parte potrebbe essere anche legittimo aumentare i poteri del Primo Ministro, dall’altra bisogna aumentare i poteri di controllo e controbilanciamento: Parlamento e Presidente della Repubblica. Invece questi ultimi saranno svuotati dei loro poteri

    In soldoni, stanno preparando il terreno (se passerà il SI) per una vera e propria dittatura…  

    Per maggiori informazioni: 
    Forum DAC - Speciale Referendum Costituzionale 2006

    Note:
    (1)
    La strategia anglo-americana dietro le privatizzazioni in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale. http://www.movisol.org/./draghi3.htm 
    Un esempio: la trasformazione dell'Italia in “macroregioni” è una politica ufficialmente promossa dalla Fondazione Agnelli, che alla fine del 1990 avviò un progetto chiamato “Padania”, poi presentato in un convegno tenutosi a Torino l'11 e il 12 giugno 1992, con la partecipazione dell'ideologo della Lega, Gianfranco Miglio. Scopo del convegno fu quello di discutere “soluzioni specifiche, procedurali e/o istituzionali” per l'autonomia amministrativa della “macroregione” Padania, allo scopo di valorizzarne le risorse con “opportune competenze di governo”. Al di là del linguaggio formale, è chiaro che la Fondazione Agnelli promuove il progetto leghista. La Fondazione Agnelli, come è noto, fa capo alla famiglia Agnelli, legata a Enrico Cuccia, il “garante” degli equilibri economico-finanziari tra le grandi famiglie italiane e i centri di potere internazionali, ai quali è collegato tramite la banca Lazard

     

    6/9/2006

    Elezioni 25/26.06.06

    25 e 26 giugno 2006 Italiani al voto per il referendum confermativo della legge di modifica della parte II della Costituzione

     Il Consiglio dei Ministri nella riunione del 27 aprile 2006 ha  convenuto di proporre al Presidente della Repubblica la data del 25 giugno prossimo per l'indizione del referendum popolare previsto dall'articolo 138 della Costituzione per la conferma o il diniego alla legge di modifica della Parte II della Costituzione, approvata dai due rami del Parlamento. La consultazione referendaria, che si svolgerà anche nella successiva giornata di lunedì 26 giugno 2006, deciderà definitivamente se la modifica introdotta dalla legge "sulla devolution e sul premierato forte"  potrà entrare in vigore.

    La consultazione popolare del 25 e 26 giugno 2006 costituisce il secondo appuntamento degli italiani con il  voto per un referendum confermativo, dopo quello del 7 ottobre 2001 sulla riforma del Titolo V della Costituzione introdotta dalla  legge costituzionale n.3 del 2001. Tutti gli altri referendum che si sono svolti dal 1974 d oggi, sono stati infatti "abrogativi" di leggi ordinarie, in applicazione dell'art. 75 della Costituzione. Il primo fu quello sul divorzio, nel 1974. Il referendum confermativo è invece previsto dall'art.138 della Costituzione che regola la revisione costituzionale. Il secondo comma stabilisce infatti che le leggi costituzionali, qualora non siano approvate al secondo passaggio con una maggioranza dei due terzi dei componenti in ciascuna delle due Camere, "sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto di una Camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali". E precisa: "la legge sottoposta a referendum non e' promulgata se non e' approvata dalla maggioranza dei voti validi". Per questo tipo di referendum, dunque, contrariamente a quello abrogativo, la legge applicativa del 1970 non prevede la necessità di raggiungere un quorum di votanti. Inoltre, non è possibile sottoporre al voto popolare solo una parte della legge. Qualora la legge ottenga un maggior numero di voti positivi validi, questa viene promulgata con una formula nella quale si specifica che "il referendum indetto in data (...) ha dato risultato favorevole". In caso contrario, il risultato negativo della consultazione viene promulgato sulla Gazzetta Ufficiale. La legge di modifica costituzionale sul federalismo fu  la prima ad essere sottoposta a referendum confermativo, svoltosi il 7 ottobre 2001.  In altre occasioni una legge costituzionale non è stata  approvata, al secondo passaggio parlamentare,  con la maggioranza qualificata dei due terzi dell'assemblea, ma non si è proceduto a referendum confermativo. Ricordiamo la legge costituzionale per il voto degli italiani all' estero, approvata in seconda lettura dalla Camera con 383 voti a favore, 17 no e 15 astensioni e dal Senato con 205 sì, 17 no e 13 astensioni. In entrambi i rami del Parlamento non fu  raggiunto il quorum dei due terzi dei componenti l'assemblea e quindi la legge poteva essere sottoposta a referendum. Lo stesso era successo alla legge costituzionale che fissa il numero dei parlamentari che rappresenteranno gli italiani all'estero, approvata in seconda lettura alla Camera con 406 sì e 49 no, e al Senato con 194 sì, 19 astenuti e 5 contrari. Anche in questo caso nessuno ha chiesto il referendum. Anche la legge  costituzionale che prevedeva un  nuovo sistema elettorale per le regioni a statuto speciale e' stata approvata in seconda lettura

     dalla Camera a maggioranza di due terzi, ma dal Senato a maggioranza semplice. Anche in questo caso nessuno chiese il referendum.

     

                                                                                                            www.senato.it